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Piccole storie di straordinaria sostenibilità
Sostenibilità

Piccole storie di straordinaria sostenibilità

Orsola Zuccheri - Wintage AdVantageQuesta che vi raccontiamo è la storia di Orsola Zuccheri che dal 2013 organizza nel Triveneto, a San Vito al Tagliamento, il Wintage AdVantage: un mercatino dell’abito usato che fa bene al pianeta e alle persone.

Orsola, raccontaci cos’è il Wintage AdVantage?

Il Wintage AdVantage è un mercatino dell’abito usato a prezzi gentili. E anche qualcosa di più, una festa, un gioco socievole e sociale. Le persone vengono, s’incontrano e si riprendono un giusto tempo umano di chiacchiere e leggerezza, con la consapevolezza che stanno facendo qualcosa di buono per l’ambiente.

Perché proprio l’usato di abiti?

Facile, un giorno ho aperto l’armadio e mi sono accorta che dentro c’erano tante cose belle che non indossavo più. Ho pensato che liberarmene facendole finire nella spazzatura, non era la cosa più giusta. Potevano ancora essere indossate e fare quella magia che fanno gli abiti belli, farci sentire speciali.


Il tuo mercatino si svolge in un piccolo paese ma richiama moltissimi appassionati da tutta Italia. Perché l’usato piace così tanto?

MercatinoUsato-Orsola-Zuccheri-1In questi 6 anni ho imparato che è tutto molto di più di quello che sembra. Le persone non sono alla ricerca di un affare, sono più animate dal desiderio di partecipare e condividere qualcosa di più grande, qualcosa di giusto come aver rispetto della natura che ci ospita. Comprare abiti usati è un gesto di solidarietà nei confronti del futuro; se ciascuno di noi non s’impegnerà concretamente a fare qualcosa, rischiamo di perdere tutta la bellezza che ci circonda.

Per molti cambiare stile di vita e cominciare a pensare che siamo un tutt’uno con l’ambiente è ancora difficile. Tu che ne pensi?

Le prime edizioni del Wintage AdVantage sono state accompagnate da qualche scetticismo, un po’ per il pregiudizio che comprare abiti usati fosse una pratica per chi non può permettersi di comprarne di nuovi. Nel tempo, qualcosa è cambiato: oggi le persone si avvicinano con interesse ed entusiasmo, vogliono conoscere la storia degli abiti che indossano e sono molto più informati: sanno che ogni capo di abbigliamento per essere prodotto, richiede una grande quantità di materia prima e di energia. Ecco, io penso che negli ultimi anni sia cresciuta la consapevolezza e la sensibilità, chi ancora resiste è perché ha paura e si sente impotente di fronte a problematiche così importanti.

Qual è secondo te la soluzione?

Le piccole cose di ogni giorno sono la risposta. Chiudere il rubinetto dell’acqua quando ci laviamo i denti, imparare a cucinare senza sprechi, non tenere le luci di casa accese quando non serve o scegliere energia pulita. Sono attenzioni che non costano nulla, anzi, vanno tutte a nostro vantaggio. Se siamo in tanti a farlo, allora la sostenibilità diventa realizzabile.

Hai parlato di responsabilità, partecipazione e condivisione. Cosa resta ancora da dire?

Resta la curiosità, la voglia di trovare soluzioni alternative. Non darsi semplicemente per spacciati ma informarsi, chiedere, scambiarsi risposte. Dobbiamo solo trovare occasioni di incontro e ricominciare a parlare, a mettere in comune, a pensarci come parte di un qualcosa che ci ha accolti e di cui non possiamo fare a meno di prenderci cura.

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