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La verità sugli incendi in Australia - Intervista ad Antonella Cavallo
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La verità sugli incendi in Australia - Intervista ad Antonella Cavallo

Antonella lavori nella protezione civile del Governo del Sud Australia e sei docente associata all’Università di Flinders nel Torrens Resilience Institute e all’Università di Adelaide nell’Entrepreneurship, Commercialization and Innovation Centre (ECIC). Sei un ingegnere gestionale specializzata nella gestione dei rischi complessi con riferimento alla preparazione ai grandi disastri e in particolare alla resilienza sistemica delle comunità. Puoi spiegarci in cosa consiste il tuo lavoro?

In quanto Senior Emergency Management Officer nel Governo del Sud Australia mi occupo di coordinare le squadre regionali che operano nei centri di evacuazione dopo grandi disastri come incendi boschivi o alluvioni. Nei centri offriamo accesso a numerosi servizi per affrontare meglio le fasi che seguono un disastro. Per esempio, collaboriamo con la Croce Rossa Australiana e altre organizzazioni che ci aiutano ad assicurare il sostegno psicologico per chi ha appena vissuto un trauma legato al disastro.

Da un punto di vista accademico invece mi occupo di rischi complessi che dipendono da una moltitudine di fattori o di ecosistemi diversi. Il cambiamento climatico comporta rischi complessi, ad esempio per la salute pubblica, le temperature elevate sono a oggi il disastro che riporta i maggiori tassi di mortalità in Australia, l’immigrazione di massa da paesi che sono sempre meno vivibili, l’estinzione di flora e fauna.

 

Insomma, gli addetti ai lavori non hanno dubbi: questi incendi sono l’effetto del cambiamento climatico. E questo è solo l’inizio.

 

Cosa sta accadendo realmente in Australia? In Italia arrivano informazioni discordanti: in questi ultimi giorni è circolata l’informazione dell’arresto di 180 piromani che convaliderebbe l’ipotesi della natura dolosa degli incendi, eppure, la scienza concorda sul fatto che c’è un rapporto di causa effetto tra cambiamento climatico e incendi.
La polizia del Nuovo Galles del Sud (lo stato di Sydney) ha confermato che sono stati arrestati 24 piromani che hanno appiccato incendi intenzionalmente.

Detto ciò, bisogna stare attenti a non confondere la piromania con la causa principale degli incendi che hanno caratterizzato l’estate australiana fino a ora. La scienza è molto chiara sul rapporto causa effetto fra cambiamento climatico e l’intensificazione di eventi meteorologici estremi quali incendi boschivi e alluvioni.

Ad esempio, l’Australian Bureau of Meteorology ha concluso che il cambiamento climatico influenza la frequenza e l’intensità delle condizioni favorevoli al sorgere di nuovi incendi boschivi in Australia e in altre parti del mondo. Tali condizioni includono ad esempio l’innalzamento della temperatura e l’umidità. 

Inoltre, numerosi rapporti scientifici fra cui ad esempio il rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ci dice che l’aumento delle ondate di caldo, la loro magnitudine e intensità, saranno tanto maggiori quanto più concentrazioni di gas serra e emissioni si registreranno. 

Insomma, gli addetti ai lavori non hanno dubbi: questi incendi sono l’effetto del cambiamento climatico. E questo è solo l’inizio.

 

Se così fosse, intere aree equatoriali e subequatoriali diventerebbero inabitabili, il livello dei mari si innalzerebbe di diversi metri, interi ecosistemi subirebbero un collasso causando estinzioni di massa sulla terra e negli oceani.

 

Quali saranno le conseguenze di questo disastro ambientale?
Gli incendi hanno bruciato 8.4 milioni di ettari, un’area che è stata paragonata all’Irlanda o all’Austria e che è molto più grande delle aree che sono bruciate in California o nell’Amazzonia. 

Si stima che più di un miliardo di animali sono già periti negli incendi e una gran parte degli habitat naturali sono stati distrutti mettendo in pericolo la sopravvivenza di molte specie animali e vegetali. 27 persone sono morte.

Il fumo nella città di Sydney ha reso la qualità dell’aria irrespirabile facendo scattare allarmi antincendio negli edifici e in alcuni casi impedendo lo svolgimento di attività lavorative. Molte persone indossano delle mascherine per limitare l’inalazione delle ceneri.

Nella capitale australiana Canberra sono stati cancellati tutti i voli a causa della cattiva visibilità. Il Governo ha chiesto ai suoi impiegati di rimanere a casa e la Galleria Nazionale ha dovuto chiudere per mitigare il rischio di danni da fumo alle opere esposte.

Abbiamo bisogno di politiche robuste e coraggiose per ridurre gli effetti del cambiamento climatico e aumentare la capacità di adattamento delle comunità. Senza uno sforzo comune da parte di autorità e comunità, continueremo ad assistere a sempre più mega incendi boschivi, all’innalzamento del livello del mare, ad alluvioni, tempeste, ondate di caldo insopportabili, estinzioni di massa.

 

Questi fenomeni renderanno invivibili grandi aree terrestri causando lo spostamento di milioni di persone e il sorgere di nuovi conflitti. 

 

Gli effetti del cambiamento climatico che stiamo testimoniando in questi giorni sono dovuti all’innalzamento delle temperature di 1 grado in più rispetto ai livelli pre-industriali. Se continuiamo di questo passo, le temperature si alzeranno di 2 gradi al di sopra dei livelli preindustriali entro la fine di questo secolo. Alcuni stimano che, nello stesso periodo di tempo, potremmo arrivare addirittura a +3 o 4 gradi al di sopra dei livelli preindustriali. Se così fosse, intere aree equatoriali e subequatoriali diventerebbero inabitabili, il livello dei mari si innalzerebbe di diversi metri, interi ecosistemi subirebbero un collasso causando estinzioni di massa sulla terra e negli oceani. Centinaia di milioni di persone moriranno e centinaia di milioni di persone dovranno spostarsi alla ricerca di territori vivibili.

L’IPCC esprime l’urgenza di mantenere le temperature al di sotto di 1.5 gradi sopra il livello delle medie preindustriali. Se ci riuscissimo, eventi come ondate di caldo persistenti, periodi di siccità e disastri come quelli che abbiamo visto negli ultimi mesi, continuerebbero comunque. Però, l’accesso a cibo e acqua sarebbe problematico “solo” per la metà delle persone interessate se la temperatura si alzasse di 2 gradi e il numero delle persone mobilizzate potrebbe non superare i 50 milioni. I sistemi naturali e la biodiversità sarebbero danneggiate irreparabilmente ma il 10% della barriera corallina potrebbe salvarsi e il livello dei mari si alzerebbe “solo” di mezzo metro fino al 2100.

Per quanto questo quadro non sia roseo, è indispensabile che tutto il mondo si unisca affinché le emissioni nette di gas serra siano ridotte a zero entro il 2050. Questo obiettivo sembra impossibile dato che molti governi rifiutano ancora di mettere in campo politiche efficaci per contrastare gli effetti del cambiamento climatico. In particolare, l’Australia è al centro delle polemiche a causa del legame fra alcune parti politiche e l’industria del carbone che impedisce ai politici australiani di prendere delle misure concrete per contrastare le emissioni di gas serra.

 

Come si stanno organizzando le comunità e le città in Australia per essere resilienti al cambiamento climatico?
L’esitazione del governo rispetto all’adozione di politiche ambientali più stringenti, è accompagnata dal fenomeno di città e comunità che stanno prendendo in mano la situazione a livello locale. Il loro lavoro si focalizza prima di tutto sull’analisi di come sta cambiando il contesto e dei fattori determinanti di tale cambiamento; in secondo luogo, vengono identificate le azioni da mettere in campo a livello locale incluse quelle di lobbying della politica nazionale.

Un numero sempre maggiore di persone è consapevole che deve cambiare le proprie abitudini di vita. In questo ambito anche su invito dell’IPCC un numero crescente di persone cerca di comprare meno carne, latte, formaggi e burro e più prodotti locali e di stagione; si cerca di buttare via meno cibo, di guidare macchine elettriche, di andare a piedi o usare la bicicletta per brevi tragitti, di prendere treni e bus invece di aerei, di usare il sistema delle videoconferenze invece di viaggiare per lavoro, di stendere i panni invece di usare l’asciugatrice, di avere un ottimo isolamento termico in casa, di acquistare prodotti che richiedono emissioni ridotte.

 

Qualche mese fa, il Professore Roberto Buizza dell’Istituto Superiore Sant’Anna di Pisa ha scritto una lettera aperta alle più alte istituzioni del paese per chiedere misure concrete di mitigazione e per dire basta alla falsa informazione sul cambiamento climatico. La lettera è stata firmata da più di 300 tra scienziati ed esponenti del mondo della cultura e non ha avuto alcun seguito. Perché secondo te l’allarme della comunità scientifica non viene accolto? Perché voltiamo le spalle a questa emergenza e preferiamo credere alle teorie negazioniste?
È comodo chiudere gli occhi e fingere che il mondo come lo conosciamo non cambierà o che se cambia sarà ben al di là delle nostre vite. In questo modo, si evita anche di pensare a quale ruolo abbiamo noi come individui, come professionisti, come elettori e membri della comunità.

Qui in Australia la fase di negazione del cambiamento climatico potrebbe essere finita quando il 31 dicembre scorso migliaia di persone sono rimaste intrappolate sulle spiagge di Mallacoota nello stato del Victoria, uno di quei paradisi frequentati da tanti turisti. Foto e i video relativi hanno mostrato scene apocalittiche di persone e animali che non avevano altra via d’uscita se non l’oceano.

Incendi Australia - Folla Malua Bay

Questa foto è stata fatta a Malua Bay da Alex Coppel dove turisti e residenti si sono rifugiati per sfuggire alle fiamme degli incendi. Il rosso nel cielo è dovuto alle fiamme, nelle due ore precedenti all’arrivo delle fiamme, intorno alle 8.30 del mattino, il cielo era buio come la notte perché la cenere aveva oscurato la luce del sole.

Chi aveva una barca, è potuto fuggire su un’isola vicina. Nella foto seguente diventata iconica in questa stagione, un bambino di 11 anni guida il gommone accompagnato dalla mamma e dal fratello per fuggire alle fiamme che sono ormai alla periferia del paese. 

Incendi-Australia-bambino-guida-barca

 La foto è stata scattata dalla mamma di Finn, Allison Marion.

Queste foto mostrano l’urgenza di queste persone di salvarsi dal fuoco e mostrano che il cambiamento climatico è in atto, è nel nostro presente. Non è un fenomeno che appartiene solo al futuro. 

L’Australia è stato il primo Paese industrializzato a toccare con mano quello che ci aspetta. Spero sia anche il primo paese che supererà il negazionismo, in favore di un ripensamento di politiche e stili di vita che è urgente e necessario.

 

FONTI
https://www.theguardian.com/australia-news/2020/jan/11/terror-hope-anger-kindness-the-complexity-of-life-as-we-face-the-new-normal
https://www.bbc.com/news/science-environment-45775309
https://www.ipcc.ch/sr15/chapter/spm/

 

 

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