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Intervista al Prof. Roberto Buizza: lettera aperta alle istituzioni
Sostenibilità

Intervista al Prof. Roberto Buizza: lettera aperta alle istituzioni

Il 3 luglio 2019 più di trecento scienziati e intellettuali del mondo della cultura hanno aderito alla lettera aperta di Roberto Buizza, professore ordinario di fisica alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, indirizzata alle istituzioni perché l’Italia segua l’esempio di altri paesi europei e decida di agire per raggiungere il traguardo di zero emissioni di gas serra nel 2050.

Abbiamo raggiunto telefonicamente il Professor Buizza e gli abbiamo rivolto alcune domande.

 

Professore, a luglio è stato portavoce di un’iniziativa importante: ha scritto una lettera aperta alle più alte istituzioni del nostro paese per esortarle a compiere azioni concrete e decisive contro il riscaldamento globale. Una presa di posizione urgente che è stata un po’ trascurata dai quotidiani nazionali.

Il problema dei cambiamenti climatici è un problema davvero urgente ed è arrivato il momento di prendere decisioni importanti che mettano in atto politiche di mitigazione e adattamento. Parliamo molto di cambiamenti climatici e la sensibilizzazione alle conseguenze umane e ambientali è fondamentale ma è fondamentale ed essenziale cominciare a fare qualcosa di concreto per assicurare un futuro migliore alle generazioni che verranno. Occorre ridurre le emissioni di gas serra. Punto! L’iniziativa, è vero, non è stata riportata da tutte le testate giornalistiche. Mi chiedo se una delle ragioni sia che chi conferma che il riscaldamento globale sia di origine antropica, ovvero il 99% degli scienziati di tutto il mondo, faccia meno notizia di chi lo nega.

 

La lettera è il mezzo attraverso il quale la comunità scientifica sta ricordando alle istituzioni che la situazione è allarmante e che le false informazioni sul clima non aiutano a prendere consapevolezza della portata reale del problema.

La comunità scientifica è allarmata da anni, il pianeta non è in grado di assorbire una crescita infinita e i modelli di previsione delineano un futuro nel quale le generazioni a venire dovranno dimostrarsi resilienti a cambiamenti importanti. È il momento di fare qualcosa di concreto, trasformare il nostro stile di vita e l’economia: non si tratta di tornare al Medioevo ma di pensare questa trasformazione come una valida alternativa di crescita e di sviluppo. La lettera ha cercato di fornire un breve riassunto di quello che sappiamo, delle origini del problema e del perché occorra agire subito.

 

Cosa ci aspetta in futuro?

Ci aspetta una maggiore complessità, un inasprimento importante delle condizioni di vita sulla terra. Nel 2050 saremo dieci miliardi di persone e 4 miliardi di queste persone saranno sottoposte a un forte impatto: innalzamento dei livelli del mare, migrazioni, conflitti per le risorse. Dobbiamo prepararci e tenerci pronti. Meglio arrivare al 2050 con un clima sotto controllo, che non con problemi sempre più ingestibili.

 

Cosa può fare ciascuno di noi?

Informarsi è il primo passo verso la consapevolezza e poi prendere anche coscienza del fatto che dobbiamo chiedere soluzioni alla politica. I ragazzi di Friday For Future stanno facendo molto in questa direzione, scuotono le istituzioni e ci ricordano che rinunciare per paura di non farcela non è un buon alibi. Occorrono decisioni politiche coraggiose. Ho molta fiducia nella nuova Presidente della Commissione Europea, e spero che riesca a scuotere il mondo politico, che sembra non vedere ciò che molti, purtroppo, stanno già vivendo sulla loro pelle.

 

Riportiamo per intero il testo della lettera promossa dal Professor Buizza, supportata da più di 300 scienziati esperti di clima, e firmata (sul sito change.org) da più di 22.000 persone.

 

Al Presidente della Repubblica
Al Presidente del Senato
Al Presidente della Camera dei Deputati
Al Presidente del Consiglio dei Ministri

7 luglio 2019

IL RISCALDAMENTO GLOBALE È DI ORIGINE ANTROPICA

È urgente e fondamentale affrontare e risolvere il problema dei cambiamenti climatici. Chiediamo che l’Italia segua l’esempio di molti paesi Europei, e decida di agire sui processi produttivi ed il trasporto, trasformando l’economia in modo da raggiungere il traguardo di ‘zero emissioni nette di gas serra’ entro il 2050.

Tale risultato deve essere raggiunto per i seguenti motivi:

  1. Dati osservati provenienti da una pluralità di fonti dicono che il sistema Terra è oggi sottoposto a variazioni climatiche molto marcate che stanno avvenendo su scale di tempo estremamente brevi;
  2. Le osservazioni indicano chiaramente che le concentrazioni di gas serra in atmosfera, quali l’anidride carbonica e il metano, sono in continua crescita, soprattutto a partire dagli anni successivi alla seconda guerra mondiale, in seguito ad un utilizzo sempre più massiccio di combustibili fossili e al crescente diffondersi di alcune pratiche agricole, quali gli allevamenti intensivi;
  3. Le misure dell’aumento dei gas-serra e delle variazioni del clima terrestre confermano ciò che la fisica di base ci dice e quanto i modelli del sistema Terra indicano: le attività antropiche sono la causa principale dei cambiamenti climatici a scala globale cui stiamo assistendo;
  4. Migliaia di scienziati che studiano il clima del sistema Terra, la sua evoluzione e le attività umane, concordano sul fatto che ci sia una relazione di causa ed effetto tra l’aumento dei gas serra di origine antropica e l’aumento della temperatura globale terrestre, come confermato dai rapporti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), che riassumono i risultati pubblicati dalla comunità scientifica globale;
  5. I modelli numerici del sistema Terra basati sulle leggi della fisica sono gli strumenti più realistici che abbiamo a disposizione per studiare il clima, per analizzare le cause dei cambiamenti climatici osservati e per stimare possibili scenari di clima futuro; questi modelli sono sempre più affidabili grazie all’accrescimento della rete di osservazioni utilizzate per validare la loro qualità, al miglioramento della nostra conoscenza dei fenomeni che influenzano il clima e alla disponibilità di risorse computazionali ad alte prestazioni;
  6. L’esistenza di una variabilità climatica di origine naturale non può essere addotta come argomento per negare o sminuire l’esistenza di un riscaldamento globale dovuto alle emissioni di gas serra; la variabilità naturale si sovrappone a quella di origine antropica, e la comunità scientifica possiede gli strumenti per analizzare entrambe le componenti e studiare le loro interazioni;
  7. Gli scenari futuri "business as usual" (cioè in assenza di politiche di riduzione di emissioni di gas serra) prodotti dai tutti i modelli del sistema Terra scientificamente accreditati, indicano che gli effetti dei cambiamenti climatici su innumerevoli settori della società e sugli ecosistemi naturali sono tali da mettere in pericolo lo sviluppo sostenibile della società come oggi la conosciamo, e quindi il futuro delle prossime generazioni
  8. Devono essere pertanto intraprese misure efficaci e urgenti per limitare le emissioni di gas serra e mantenere il riscaldamento globale ed i cambiamenti climatici ad esso associati al di sotto del livello di pericolo indicato dall'accordo di Parigi del 2015 (mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2 °C rispetto ai livelli pre-industriali, e perseguire sforzi volti a limitare l’aumento di temperatura a 1,5 °C);

 

Queste conclusioni sono basate su decine di migliaia di studi condotti in tutti i paesi del mondo dagli scienziati più accreditati che lavorano sul tema dei cambiamenti climatici. È sulla base di queste conclusioni che vanno prese decisioni importanti per la lotta ai cambiamenti climatici piuttosto che su documenti, come la lettera datata 17 giugno e firmata da un gruppo formato quasi esclusivamente da non-esperti sulla scienza dei cambiamenti climatici (come comprovato dai loro curricula di pubblicazioni scientifiche in riviste internazionali), in cui è stato messo in discussione con argomentazioni superficiali ed erronee il legame tra il riscaldamento globale dell’era post-industriale e le  emissioni di gas serra di origine antropica (‘Petizione sul riscaldamento globale antropico, datata 17 giugno 2019).

Concludiamo riaffermando con forza che il problema dei cambiamenti climatici è estremamente importante ed urgente, per l'Italia come per tutti i paesi del mondo. Politiche tese alla mitigazione e all'adattamento a questi cambiamenti climatici dovrebbero essere una priorità importante del dibattito politico nazionale per assicurare un futuro migliore alle prossime generazioni.

 

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