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Non c’è più tempo da perdere: intervista a Luca Mercalli
Sostenibilità

Non c’è più tempo da perdere: intervista a Luca Mercalli

“Andiamo verso la sostenibilità globale, ambientale e sociale, andiamo verso una maggiore sobrietà dei consumi ma non per questo povertà, andiamo verso la conoscenza di nuovi approcci all’uso responsabile delle risorse planetaria, andiamo verso una condanna ferma e determinata di chi distrugge il capitale naturale, andiamo verso un nostro equilibrio interiore più contemplativo e meno competitivo. È vero, c’è poco tempo, ma non molliamo”.

 

Luca Mercalli ClimatologoLo ha scritto Luca Mercalli, climatologo militante, uno che la sostenibilità la insegna e soprattutto la pratica. È un pomeriggio di fine estate, l’estate delle temperature da record, l’estate che brucia le foreste in Siberia e in Amazzonia, l’estate della Groenlandia che fonde, e quando ci sentiamo al telefono per questa intervista, ho tutti i miei appunti sul tavolo, i libri aperti con le sottolineature e la domanda delle domande in testa, quella che ci facciamo un po’ tutti, siamo ancora in tempo a salvare il salvabile?

 

Da “Prepariamoci” a “Non c’è più tempo”: a questo punto possiamo solo salvare il salvabile?

Possiamo salvare il salvabile con la consapevolezza che ogni giorno che passa si porta via un pezzo del capitale naturale disponibile. Gli incendi di questi mesi in Amazzonia e in Siberia ne sono una dimostrazione, il patrimonio naturale ne uscirà gravemente impoverito.

 

Per quale ragione i mezzi di informazione non trasmettono alle persone il sentimento di allarme e lo stato di emergenza che stiamo vivendo, la necessità di un immediato cambio di rotta?

I mezzi di informazione rispondono alla logica di mercato dominante, proporre un cambio di rotta o dare spazio a notizie che mettono in dubbio quella logica di mercato non conviene. Inoltre il problema è anche di carattere culturale: a livello generale non c’è la competenza scientifica necessaria alla comprensione, si sottovalutano gli allarmi e si trattano gli scienziati che ci mettono in guardia al pari di catastrofisti invasati. Non possiamo sottovalutare che le notizie che riguardano l’ambiente non sono affatto rassicuranti, generano paura, incertezza e senso di impotenza. Scatta un meccanismo psicologico di rimozione, non riusciamo ad accettare l’idea che le emergenze ambientali hanno a che fare con le responsabilità individuali.

 

A maggio un quotidiano nazionale ha scritto che il freddo di maggio allontana i timori sul riscaldamento globale, screditando le ricerche di centinaia di studiosi. Cosa succede? Non crediamo più alla scienza?

Non è che screditiamo tutta la scienza, screditiamo solo quella che non è comoda. La disinformazione non aiuta la consapevolezza che è il primo strumento di resilienza di fronte alle emergenze ambientali ma risponde perfettamente agli interessi del mercato dominante, alla scarsa competenza scientifica e alla paura. L’alternativa alla disinformazione esiste ma non le viene dato spazio.

 

Quanto ne sappiamo davvero di cambiamenti climatici?

Ne sappiamo molto in termini scientifici ma ancora poco in termini sociali. Mi accorgo che ne aumenta la percezione ma c’è un forte scollamento tra il problema e il ruolo che noi giochiamo in questo problema.

Groenlandia-Scioglimento-Ghiacci

Quando era il momento di prepararsi non l’abbiamo fatto e adesso siamo nel periodo delle conseguenze. Il primo strumento per reagire è la consapevolezza ma le azioni individuali saranno sufficienti senza una politica che metta al primo posto l’ambiente?

L’azione individuale e l’azione politica hanno bisogno una dell’altra. Come singoli individui possiamo fare molto con le nostre scelte personali ma c’è un limite oltre al quale non possiamo andare. Lì comincia l’iniziativa politica.

 

Ti faccio una domanda che è la domanda che mi faccio continuamente: perché non trasformiamo questo stato di crisi in un’opportunità? Perché non cogliamo questa occasione per dare vita a un nuovo umanesimo, a un nuovo stile di vita che metta al centro l’equilibrio tra uomo e natura? Perché la sostenibilità non può essere la grande filosofia dei nostri tempi?

Anche io mi faccio la stessa domanda ma dobbiamo prendere atto che la sostenibilità come pensiero e come pratica, allo stato attuale dell’allarme ambientale, richiede un cambiamento radicale, più innovazione tecnologica ma anche delle rinunce. Durante i miei convegni, a cui pure partecipano persone sensibili alle tematiche in questione, quando chiedo alle persone se sono disposte a rinunciare a volare per turismo, al fine di ridurre le emissioni di sostanze climalteranti, sono davvero poche quelle che alzano la mano per darmi una risposta affermativa. La verità è che la sostenibilità richiederebbe anche contromisure impopolari.

 

Cos’è per te la natura?

Dal punto di vista scientifico, la natura è il complesso della vita e dei processi che consente all’uomo di sopravvivere. E poi la natura è sorgente di benessere interiore e contemplazione della bellezza.

 

Se non sai non agisci, ha ragione Luca Mercalli quando sostiene che la consapevolezza è il primo strumento per attivare resilienza e prepararsi alla crisi ecologica. Il pianeta ha risorse finite e noi produciamo e consumiamo in una corsa frenetica al di più sempre di più, dimenticando questo limite invalicabile ma già valicato oltre il quale il progresso diventa stoltezza.

La risposta alla domanda delle domande è che la crisi ecologica non si fermerà in un angolo ad aspettare noi che ci decidiamo a organizzare un piano B. Come?

Ecco i comandamenti di Luca Mercalli per l’ XXI secolo:

  1. Non avrai altro pianeta al di fuori della Terra.
  2. Non pensare invano che la Terra abbia risorse infinite.
  3. Ricordati di contemplare la natura.
  4. Onora le energie rinnovabili.
  5. Non inquinare.
  6. Non sprecare.
  7. Non cementificare.
  8. Non produrre così tanti rifiuti.
  9. Differenza e ricicla i tuoi rifiuti.
  10. Sii più sobrio e più efficiente.

 

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