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Il riscaldamento globale scioglie la Groenlandia: non restiamo a guardare
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Il riscaldamento globale scioglie la Groenlandia: non restiamo a guardare

Foto di copertina @Danish Meteorological Institute / Steffen Olsen

Steffen Olsen, glaciologo e climatologo del Danish Metereological Institut, il 13 giugno ha scattato questa foto in una regione a nord ovest della Groenlandia. L’immagine è diventata subito virale e ha fatto il giro del mondo grazie al web: lo strato di ghiaccio permanente è sepolto sotto l’acqua a causa dello scioglimento dei ghiacci, in seguito ad un’ondata di aria calda proveniente da sud. In quella settimana di metà giugno, sono state registrate temperature eccezionalmente alte, tra i 15°C e i 17°C, e abbiamo perso 2 miliardi di tonnellate di ghiaccio.

 

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Nel mese di luglio, secondo i dati degli istituti di ricerca e meteo danesi, altri 11 miliardi di tonnellate di ghiaccio sono finiti in mare. È un fenomeno allarmante e pericoloso che potrebbe avere conseguenze devastanti: l’Antartide e la Groenlandia sono le due più grandi calotte di ghiaccio del pianeta, se continueranno a sciogliersi così velocemente, potrebbero causare un innalzamento del livello del mare pari a quanto basta per fare di noi quelli che migrano.

Non possiamo più restare a guardare.


Il riscaldamento globale è la causa dello scioglimento dei ghiacci

Lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia è stato causato dal perdurare di temperature oltre la media, registrate già a partire dalla fine di maggio. In moltissime zone d’alta quota, il termometro è stato ben al di sopra del punto di congelamento e il 1° agosto, a 3.215 metri, la temperatura è stata sopra lo zero per ben 11 ore.

I ghiacci rimasti scoperti, anche a causa dell’inverno poco nevoso e secco, hanno cominciato a sciogliersi sotto la morsa del caldo che, mai come durante quest’anno, ha reso rovente tutto il Nord Europa.

Lo scioglimento dei ghiacci non è un fenomeno “solamente” naturale come sostengono i negazionisti climatici: è vero che i ghiacci della Groenlandia si sciolgono in estate e gelano in inverno ma a partire dagli ultimi decenni, lo scioglimento non riguarda più esclusivamente le calotte periferiche e non avviene nelle consuete proporzioni. L’equilibrio ha smesso di funzionare a causa dell’aumento progressivo delle temperature.

Questa è un’emergenza climatica e Antonio Guterres, il Segretario delle Nazioni Unite, ha lanciato di nuovo il suo appello:

“È necessario ridurre drasticamente le emissioni di gas responsabili del cambiamento climatico. Se non interveniamo subito, gli eventi metereologici estremi saranno solo la punta dell’iceberg e quell’iceberg si sta sciogliendo rapidamente”.

 

Le conseguenze dello scioglimento dei ghiacci in Groenlandia

Scioglimento Ghiacci Groenlandia

Photo#Caspar Haarloev

Quello che si sta sciogliendo è il ghiaccio che gli studiosi definiscono “perenne”, il che significa che a sciogliersi non è il ghiaccio che si è formato in seguito alle nevicate invernali ma quello che resiste da centinaia di inverni. Lo scioglimento del ghiaccio perenne non provoca solo l’innalzamento del livello dei mari ma rilascia grosse quantità di anidride carbonica e metano. Non solo, libera nell’aria spore e batteri che sono rimasti congelati per migliaia di anni.

Che cosa accadrà se dovessero tornare attivi agenti patogeni scomparsi da decenni o addirittura millenni?

L’ipotesi non è per niente fantasiosa: nel 2016, in Siberia, un ragazzo morì di antrace e altre 40 persone furono ricoverate. Un’ondata di caldo aveva scongelato alcune carcasse di renne congelate nel permafrost che avevano rilasciato il batterio letale: fu dichiarato lo stato di emergenza, la zona del ritrovamento fu evacuata e le popolazioni limitrofe furono messe in quarantena.

Lo scioglimento dei ghiacci provoca, inoltre, un indebolimento della Corrente del Golfo, quella che favorisce il clima mite dell’emisfero settentrionale. Dal 1950 ad oggi, è già stato registrato un cambiamento importante nella sua azione mitigatrice, causata proprio dallo scioglimento del ghiaccio della Groenlandia. L’acqua dolce dei ghiacciai è più fredda e pesante dell’acqua di mare e finisce per inabissarsi e rallentare le correnti che arrivano dal Nord Atlantico.

 

Cosa possiamo fare per contrastare il riscaldamento globale?

Cominciare a chiamare le cose con il loro nome e smettere di dare credito alle fake news che negano la nostra responsabilità sul cambiamento climatico. Ignorare i dati raccolti dalla scienza e gli studi che lo confermano da ogni parte del mondo, significa solo ritardare la nostra azione fino al punto che non sarà più determinante.

A questo proposito, più di 200 scienziati e intellettuali hanno firmato la lettera di Roberto Buizza, fisico dell’Istituto di Scienze della vita del Sant’Anna di Pisa, intitolata No alle false informazioni sul clima, che invita ad agire prontamente per ridurre le nostre emissioni di gas climalteranti.

“Il riscaldamento globale è di origine antropica e il problema dei cambiamenti climatici è estremamente importante ed urgente, per l’Italia come per tutti i paesi del mondo. Politiche tese alla mitigazione e all’adattamento a questi cambiamenti climatici dovrebbero essere una priorità importante del dibattito politico nazionale per assicurare un futuro migliore alle prossime generazioni”.

Non possiamo più restare a guardare. Ciascuno di noi può essere portatore e promotore di uno stile di vita adeguato alla crisi climatica che stiamo attraversando, a partire dalle informazioni a cui dare credito. La Groenlandia si scioglie, la Siberia brucia, abbiamo appena archiviato il luglio più caldo degli ultimi 140 anni, eppure, in molti continuano a evitare di dare il giusto nome alle cose. Perché il riscaldamento climatico ci fa così paura? Perché i negazionisti non vogliono dare credito alla scienza? Abbiamo fatto queste domande ad una psicologa sociale e a un giornalista scientifico: scaricate l’ebook Il clima sta cambiando e scoprite quali sono le risposte che ci hanno dato.

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