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Il modello hyggie: la via danese alla felicità
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Il modello hyggie: la via danese alla felicità

Per capire cos'è la hygge bisogna provarla. È stare raggomitolati sul divano con chi ami. È la sensazione di essere a casa, al sicuro, conversando sulle piccole o grandi cose della vita, oppure sorseggiando una tazza di tè da soli.
Meik Wiking, direttore dell'Happiness Research Institute di Copenaghen, ha passato anni a studiare la magia della vita danese.
"Il termine norvegese originario significa benessere – spiega -. Anche se hug, deriva da hugge ovvero abbracciare, ma anche da hygga, confortare".
Se è difficile risalire all'origine della parola, si fa meno fatica a capire il significato del concetto.
Il manifesto hygge si traduce facilmente con atmosfera, gratitudine, armonia, comfort, condivisione e riparo.

Ed è proprio dalla filosofia dell’abitare danese, che prende vita il modello hygge: tutto ruota intorno alla luce e alla capacità di saper ricreare ambienti confortevoli e a misura di relazioni.
In Danimarca i lunghi inverni e la scarsa o quasi totale assenza di luce solare per molti mesi obbligano gli abitanti a ricorrere a soluzioni che permettano di sfruttarla meglio che possono oppure di affidarsi a fonti luminose alternative, nel rispetto dell’ambiente e del benessere personale.
Non a caso l’imperativo dell’architettura danese è “non si può pensare un’architettura senza pensare alla gente”.

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Le soluzioni “made in Denmark” sono varie. Dall’utilizzo di candele, che creano un’atmosfera calda, intima e accogliente, accese perfino negli uffici e nelle scuole e di cui i danesi sono tra i maggiori consumatori al mondo; alle lampade che nascondono la fonte luminosa, come le PH 5 del designer Poul Henningsen, che lasciano filtrare solo una luce soffusa lateralmente e verso il basso.

Ma hygge non sono solo i complementi di arredo, è anche la biofilia, un genere di architettura che produce un impatto minimo sull’ambiente circostante, anche a livello visivo, innescando uno scambio virtuoso tra uomo e natura, con il ricorso a grandi vetrate e colori tenui.
Qualche esempio? Il Black Diamond di Copenaghen, sede della biblioteca reale, e l’Università di Kolding, la più green del Paese. O ancora i cottage immersi tra le dune sabbiose nella zona settentrionale di Rabjerg Mile, che sembrano fondersi col paesaggio senza soluzione di continuità, o l’Onda di Vejle, la cui forma si ispira al paesaggio collinare circostante e alle increspature del mare

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Inoltre, se si vuole intraprendere la via nordica della felicità, è bene munirsi di bicicletta.
La Danimarca è attraversata da centinaia di chilometri di piste ciclabili che collegano città e paesini con le zone costiere, i castelli, le foreste e sono state pensate proprio per ridurre l’emissione di CO2 con benefici fisici e psicologici che hanno un enorme impatto sulla qualità della vita dei suoi abitanti.

Un esempio è il Superkilen Park, che ha restituito ai cittadini un’ampia area ciclabile assecondando la natura. Per non parlare dell’isola di Samso, la prima al mondo completamente eco, anche dal punto di vista energetico.

Insomma, la Danimarca ci insegna che con piccole scelte funzionali e sostenibili, a partire dal microcosmo della nostra abitazione alla comunità urbana, fino a un’intera nazione, è possibile costruire la propria felicità.

 

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