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E se fossero bruchi e funghi a risolvere il problema della plastica?
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E se fossero bruchi e funghi a risolvere il problema della plastica?

Negli ultimi 60 anni abbiamo prodotto più di 8 miliardi di tonnellate di plastica di cui solo il 9% è stato riciclato.

Un impatto devastante sull’ambiente e sui delicati equilibri dell’ecosistema a cui potrebbe essere la natura stessa ad offrirci soluzione: la scoperta casuale di un fungo capace di erodere velocemente le materie plastiche come il poliuretano.

Questa specie di fungo mangia-plastica, il cui nome è Aspergillus tubigensis, è stata isolata in una discarica del Pakistan e sottoposta ad alcuni test di laboratorio che ne hanno osservato ed accertato la capacità di colonizzare il materiale plastico e degradarlo fino allo stato di poltiglia. Gli studi sono in fase preliminare ma la notizia del fungo mangia-plastica potrebbe rappresentare un valido aiuto nel problema della microplastica nell’acqua potabile e nella decontaminazione dei terreni.

La notizia del fungo mangia-plastica fa eco alla recente scoperta fatta da una biologa italiana dell’Istituto di Biomedicina di Cantabria, a Santander. Esisterebbe un altro simpatico animaletto che considera la plastica un boccone prelibato, si chiama Galleria Mellonella, un bruco che va pazzo per i sacchetti di polietilene ed è capace di divorare 0,25 milligrammi di PE all’ora.

Due scoperte sensazionali che la scienza si augura presto possano trasformarsi in soluzione pratica per la biodegradazione della plastica.

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