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Fridays for Future: il pianeta siamo noi
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Fridays for Future: il pianeta siamo noi

Il pianeta siamo noi: questo ci dicono 1 milione di ragazze e ragazzi del Friday For Future che il 27 settembre sono scesi nelle piazze di 160 città del nostro paese per chiedere alla politica soluzioni concrete all’emergenza climatica, ricordandoci che la sostenibilità (link alla pillar) è una faccenda umana, anzi, molto umana.

E in quanto faccenda umana ci stanno dentro le istanze di identità e di stile di vita: le ragazze e i ragazzi di Friday for Future chiedono una nuova definizione dell’uomo sulla terra sulla base di principi di equità e solidarietà perché il pianeta siamo noi, nessuno escluso. Subito dopo ci sono le istanze politiche:

  1. Fuori dal fossile per restare entro i +1,5 gradi di aumento globale della temperatura;
  2. Transizione energetica mondiale;
  3. Valorizzare le competenze scientifiche e dare voce alla scienza.

E se pure le rivendicazioni appaiono di buonsenso perché – dice Greta Thumberg – gli adulti non combattono con noi per un pianeta e un’umanità migliori? Perché hanno paura.

Se da una parte l’emergenza ambientale spinge i giovani a organizzarsi in movimenti di partecipazione, dall’altra, genera un sentimento di angoscia che paralizza e che porta alla rimozione e alla negazione.

Perché ci spaventa il cambiamento climatico? Leggi l’intervista esclusiva alla  psicologa sociale Simona Sacchi >

 

Quanta paura fa il cambiamento climatico?

Secondo un sondaggio recente di Pew Research, condotto in 26 paesi del mondo, il cambiamento climatico e le sue conseguenze sono al primo posto tra le paure più diffuse in più della metà dei paesi considerati.

Secondo il Rapporto sulla Sicurezza in Italia e in Europa, un’indagine condotta in 6 paesi europei, i rischi da cui gli intervistati si sentono maggiormente minacciati sono l’inquinamento (64%) e la distruzione dell’ambiente e della natura (60%).

Le grandi paure dei cittadini del mondo riguardano il destino del pianeta e dell’umanità, i rischi per la salute che deriveranno dall’esposizione all’inquinamento, la crisi economica causata dalla minore disponibilità di fonti fossili e dall’aumento del costo del petrolio, la crisi sociale scatenata dai flussi migratori dai paesi nei quali, a causa del riscaldamento globale, non ci saranno più le condizioni minimi di sopravvivenza.

Percepiamo la minaccia e il rischio ma restiamo indifferenti, non siamo tutti ancora in grado di trasformare la paura in azione, in atteggiamento cautelativo, in partecipazione, in richiesta di misure di prevenzione e protezione dal riscaldamento globale e dalle sue conseguenze.

Perché siamo spaventati ma non ci interessiamo abbastanza delle questioni ambientali? Lo abbiamo chiesto a Simona Sacchi, psicologa sociale dell’Università di Milano-Bicocca, leggi tutta l’intervista e scopri cosa c’è dietro alla paura e all’indifferenza.

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