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Coronavirus, salute ambientale e salute umana – Intervista a Fabrizio Bianchi
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Coronavirus, salute ambientale e salute umana – Intervista a Fabrizio Bianchi

Fabrizio Bianchi è Dirigente di ricerca del CNR, responsabile dell'unità di ricerca in epidemiologia ambientale dell'Istituto di Fisiologia Clinica del CNR. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente e gli abbiamo chiesto di spiegarci, in parole semplici e accessibili a tutti, cosa sta accadendo e come l’epidemiologia ambientale indaga il fenomeno della pandemia da Coronavirus.

Fabrizio, puoi spiegarci qual è lo specifico campo di ricerca dell’epidemiologia ambientale?

L’epidemiologia ambientale è una branca dell’epidemiologia che si occupa di studiare i fattori di rischio ambientale sulle persone. Si intende l’ambiente in senso ampio, includente cioè i fattori di rischio fisico, chimico, biologico e quelli socio-economici e di stile di vita che sono fondamentali per contestualizzare.

L’epidemiologia, quindi, studia il legame che c’è tra salute dell’ambiente e salute dell’uomo, giusto?

Le persone sono nell’ambiente, ne fanno parte, e se l’ambiente in cui viviamo è un ambiente che non gode di buona salute, anche noi ne paghiamo le conseguenze. Se l’ambiente subisce dei mutamenti in tempi troppo brevi e repentini, il nostro corpo non è in grado di adattarsi a quei mutamenti, cioè non è in grado di rispondere perché le proprie difese non sono adeguate. Il punto di vista dell’epidemiologia ambientale ci insegna a pensare in modo non antropocentrico: l’ambiente è il contenitore nel quale siamo immersi, con vantaggi e svantaggi annessi. Siamo in grado di rispondere a questi mutamenti ambientali solo nella misura in cui genetica e biologia riescono a prestarci soccorso.

Allora esiste una relazione diretta tra pandemia da coronavirus e il peggioramento dello stato di salute del pianeta?

Certo, i nuovi batteri e virus, finora sconosciuti, con cui ci troviamo a fare i conti sono il risultato di importanti modificazioni ambientali: ne sono causa e effetto i cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo, il modello di agricoltura intensiva, la perdita della biodiversità, i rapporti alterati tra persone e animali. Proprio nel mondo animale stiamo osservando veri e propri sconvolgimenti dei comportamenti causati dal cambiamento climatico e dalla perdita di ambienti adeguati: gli uccelli migratori, ad esempio, si spostano verso destinazioni inusuali e al momento sbagliato, e questo innesca fenomeni a catena e minaccia la riproduzione e la sopravvivenza, e ne muta drasticamente le relazioni con gli umani.

mascherineStiamo sviluppando un disegno di studio adeguato a studiare il rapporto tra inquinamento dell’aria e diffusione di SARS-Cov-2 e Covid-19. Su questo ci sono stati interessanti stimoli nei giorni passati per formulare ipotesi di lavoro sul possibile ruolo dell’esposizione a lungo termine a inquinamento, indebolimento delle difese del sistema respiratorio e immunitario e una maggiore aggressione di infezioni virali, e il possibile ruolo del particolato fine presente nell’aria.

Quali politiche ambientali possono essere messe in atto per evitare nuove epidemie?

L’obiettivo primario dell’epidemiologia è produrre evidenze scientifiche su cui basare politiche di prevenzione primaria, per ritrovare un equilibrio sostenibile degli esseri viventi con la natura; in questa direzione sono utili tutte le misure ambientali rivolte alla prevenzione e i comportamenti individuali che mirano a uno stile di vita più rispettoso e consapevole.

coronavirus1-1Tenere insieme salute ambientale e salute umana è rilevante in sé e anche per preservare il sistema sanitario e sociale dagli stress a cui è sottoposto. Questo è ancora più evidente quando accadono eventi come quello di Covid-19 che, nonostante le valutazioni non lo escludessero affatto, ci ha trovati impreparati. Oggi si vede con chiarezza come il sistema sanitario italiano che, nonostante i tagli subiti nell’ultimo decennio, rimane uno dei migliori sistemi sanitari al mondo, abbia difficoltà a fronteggiare il fenomeno Covid-19, in particolare a causa alla concentrazione di molti pazienti complessi in una parentesi di tempo ristretta. La misura del distanziamento sociale serve anche a ridurre la portata dell’onda e consentire ai sanitari di gestire meglio l’emergenza.

A proposito di misure di distanziamento sociale ho letto uno studio firmato dall’epidemiologo dell’Imperial College, Neil Ferguson, che ha parlato di quarantena ad andamento yo-yo. Puoi aiutarci a capire cosa significa?

La teoria ipotizza un isolamento esteso in un tempo lungo, 18-24 mesi. Durante questo tempo, l’isolamento sarà interrotto ciclicamente per poi essere ripreso, in forme ed entità diverse secondo luoghi e circostanze, allo scopo di estinguere la circolazione del Coronavirus tra le persone. Almeno fino a quando non arriverà il vaccino.

Fabrizio, come uomo e come scienziato come stai vivendo questo momento?

Lo vivo con grande coinvolgimento, lavoro moltissimo per cercare di stare al passo con l’avanzamento vorticoso delle conoscenze, prestando molta attenzione alla domanda che viene dai cittadini e dagli amministratori. Non posso negare di essere preoccupato ma sono in generale ottimista, al contempo vorrei che questa difficile fase attivasse una riflessione individuale e collettiva sulla necessità di un nuovo rapporto dell’uomo con la natura e tra persone, sono convinto della necessità di un nuovo umanesimo all’altezza della sfida che abbiamo davanti che chiama in causa il modello di sviluppo e di consumo. Stiamo tutti scoprendo che possiamo vivere e lavorare in modo diverso, lo stiamo già facendo, e possiamo sentirci ugualmente centrati e utili, anche se consumiamo meno, valorizzando maggiormente valori e rapporti umani.  Certamente il rapporto diretto tra persone mi manca moltissimo.

 

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